Se la buona statistica aiuta i Comuni a distribuire le (poche) risorse disponibili

Se la buona statistica aiuta i Comuni a distribuire le (poche) risorse disponibili

L’Ufficio Territoriale Istat per la Campania e la Basilicata e il Comune di Napoli hanno organizzato il 15 maggio, un convegno dal titolo “La Statistica per il governo del territorio”, a cui ha partecipato il componente dell’esecutivo regionale della Campania, Francesco Buono, e Paolo Testa responsabile Area Studi, Ricerche e Banca dati dell’Anci. L’evento, patrocinato da Città metropolitana di Napoli,  Anci, UPI , si è svolto a Napoli presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo.

Obiettivo era quello di valorizzare il ruolo della statistica per una corretta programmazione delle politiche territoriali e rappresentava un’occasione di confronto fra policy maker e addetti ai lavori sull’importanza dell’informazione statistica ai fini della governance del territorio.
Dal punto di vista dei sindaci, degli amministratori locali e di Anci Campania la statistica appare un prezioso alleato. La premessa, infatti, è che i Comuni hanno meno risorse. Che c’entra? C’entra parecchio perché, in un sistema in cui le risorse sono scarse, potrà apparire banale ma la scelta di dove collocarle diventa fondamentale. Dove allocare queste risorse deve essere in questo momento storico guidato necessariamente dai dati. I dati, però, devono essere credibili perché il profluvio di dati e indicazioni che la Rete soprattutto porta necessita oltretutto di un passaggio di qualità, di credibilità. I Comuni si affidano ovviamente a Istat, a chi in questi novant’anni ha sempre rappresentato e dato questa forza a monte della lettura dei dati.
Necessità, quindi, di avere dati importanti, i più estesi possibili per scegliere, e soprattutto essere certi che quei dati rispondano alle effettive situazioni. “Avere dati credibili, soprattutto in una realtà come la Campania – ha detto Buono – non solo aiuta i Comuni a leggere meglio le necessità e le dinamiche che si stanno muovendo all’interno di una comunità regionale o anche locale, ma ci permette anche di essere capaci di concentrare le risorse su aspetti diversi o più
significativi rispetto ad altri. A Istat chiediamo di darci una mano da questo punto di vista. Leggere le nostre banche dati non basta, sarebbe utile metterle in connessione all’interno di un contenitore più ampio di quello dei comuni. Secondo me può essere una modalità di lavoro che si può provare, che io propongo di perseguire”.

 

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