Piccoli Comuni: no vincoli fino a 5000 abitanti e sì al terzo mandato per i 15000

Piccoli Comuni: no vincoli fino a 5000 abitanti e sì al terzo mandato per i 15000

La questione dei piccoli Comuni e dei territori più periferici va risolta in tempi
rapidi, prima che l’abbandono dell’uomo desertifichi ampie zone del nostro Paese
con danni irreversibili per tutta la comunità nazionale. (LEGGI IL DOSSIER) 
La concreta affermazione dei principi contenuti nell’Agenda Controesodo
dell’ANCI non può che rappresentare uno dei principali obiettivi della politica
nazionale che, ripopolando aree che nel tempo sono diventate marginali, può
sostenere la crescita e lo sviluppo dell’intero territorio nazionale.
1- Diritti costituzionali garantiti per tutti ovunque si viva
La scuola dell’obbligo, i presidi ospedalieri, la banda larga e l’accesso al mondo
digitale, i servizi postali, la telefonia mobile e fissa, i segnali TV, vanno garantiti
su tutto il territorio nazionale per dare pari opportunità ai cittadini. Meno
abitanti, meno servizi, meno servizi, ancora meno abitanti. Per arginare
questo circolo vizioso che in concreto porta alla “smobilitazione dello Stato” in
gran parte d’Italia è necessario rivedere: politiche, parametri, obiettivi e
prospettive per questi territori.
2 – Lavoro: essenziale contro lo spopolamento; primo passo è una fiscalità di
vantaggio per le aree marginali
È la prima e più importante necessità per creare occupazione e quindi
ripopolamento. Dal censimento del 1971 all’ultimo del 2011 si assiste allo
spopolamento di circa 2000 Comuni, in oltre 300 di questi Enti si registra un
decremento della popolazione superiore al 50%; l’esodo prevalentemente è stato
indotto dalla mancanza di lavoro. Una fiscalità differenziata per le imprese del
territorio rappresenta una leva ed un incentivo di maggiore impatto rispetto alla
stessa previsione di contributi: le imprese hanno bisogno di interventi stabili e
duraturi nel tempo. Il gap strutturale va superato con un’opportuna legislazione,
a livello nazionale e regionale: precisi sgravi con l’istituzione delle zone franche
urbane sui territori più marginalizzati.
La fiscalità di vantaggio come un insieme di norme mirate ad incentivare
particolari zone geografiche. Una fiscalità di vantaggio, proporzionale e
differenziata per territorio, è un mezzo indispensabile per mantenere in vita le
attività economiche esistenti, per attrarne di nuove, per incentivare investimenti.
2- Gli incentivi fiscali devono essere proporzionali all’efficienza delle imprese ed alla
loro capacità occupazionale. Una fiscalità di vantaggio per queste aree ha un
valore compensativo rispetto alle gravi deficienze di infrastrutture e servizi che
purtroppo caratterizzano le piccole comunità delle aree interne. Occorre anche
differenziare gli studi di settore.
Ad esempio mutuando dalla legislazione vigente si potrebbe:
1-Estendere a tutti i Comuni che hanno perso più del 50% della popolazione negli
ultimi 40 anni i provvedimenti previsti dal decreto “io resto sud”;
2-Per le imprese con sedi operative nei Comuni maggiormente spopolati,
estendere l’aliquota agevolata della “tassa piatta” di cui alla legge di bilancio
2019.
3 – Terremoto “non dimentichiamo-ricostruire le comunità”
Se non si accelera il processo di ricostruzione dei territori colpiti dal sisma,
rischiamo di perdere intere comunità. Per questa ragione, oltre alle misure
straordinarie che vanno messe in campo per ricostruire gli edifici, vanno pensate
politiche ed azioni per mantenere vivo il senso di comunità. L’area del cratere
potrebbe diventare il “cantiere del Controesodo”.
4-Interventi mirati per i Comuni non metanizzati
Oltre 1.100 Comuni, prevalentemente montani, non sono metanizzati. E’
indispensabile nelle politiche energetiche nazionali estendere la rete di
metanizzazione anche a questi Comuni o agevolare soluzioni tipo “bomboloni di
comunità” a GNL. Da subito per le imprese e i cittadini che lavorano e vivono in
queste aree, dove il clima è freddo, prevedere una riduzione delle accise sul GPL
che avvicini il costo al metro cubo di questo gas al meno costoso metano. L’azione
dell’ANCI, in cabina di regia nazionale con ARERA e MISE, ha portato il Ministero
dello Sviluppo Economico a chiarire la possibilità per i succitati Comuni di potersi
collegare, nelle more delle gare d’Ambito e con specifiche clausole, alla rete di
Comuni limitrofi già metanizzati.
B – PICCOLI COMUNI SMART, SEMPLICI ED EFFICENTI
1-Realizzare una decisa Semplificazione: “meno burocrazia più servizi alle
comunità”
È necessario insistere su norme di semplificazione, sia sul piano ordinamentale,
organizzativo che finanziario per restituire ai Comuni la possibilità reale di
amministrare il territorio ed erogare servizi alle Comunità. Semplificare le regole
contabili, gli adempimenti, i vincoli di finanza pubblica, i documenti di
programmazione, i monitoraggi, le attestazioni e trasmissione dei dati e la
razionalizzare delle scadenze. In sintesi, affermare nell’ordinamento i contenuti
della proposta ANCI liberiamoisindaci.
2-Nuove Governance “Associazionismo su base volontaria”
Occorre escludere ulteriori proroghe sulla gestione associata obbligatoria e
definire una riforma organica e sistematica. Avendo preso atto delle criticità del dl
78/2010 e avendo stilato, in sede di Conferenza Stato Città, la prima bozza di
linee guida, è urgente procedere alla revisione dell’intero assetto normativo per
restituire lo spessore che merita ad un tema strategico e per troppo tempo non
affrontato tenendo conto delle diverse esigenze del territorio.
3-Ripensare la figura del Segretario comunale
C’è una forte necessità di ridefinire le competenze e le responsabilità dei Segretari
comunali. Oggi per molti aspetti è evidente l’inadeguatezza nei ruoli gestionali nei
piccoli Comuni e l’eccessivo onere che grava sui bilanci degli Enti. Inoltre, la
crescente carenza di segretari comunali nei piccoli Comuni sta comportando una
situazione molto preoccupante. In particolare, profonde criticità presenta la
copertura delle sedi di classe IV^ che risultano vacanti in gran parte dei piccoli
Comuni che non hanno quindi Segretario. I Comuni, specialmente nelle aree di
montagna subiscono le conseguenze di tale carenza. Ciò costituisce una grave
limitazione alle attività dell’Ente con ricadute dirette sugli Amministratori locali
che devono farsi carico in prima persona di oneri lavorativi che dovrebbero
riguardare la struttura dell’Ente.
4-Finanziamenti certi e stabilizzazione di un fondo investimenti per i
Comuni sino a 5000 abitanti
È necessario che i fondi destinati ai piccoli Comuni siano stabilizzati e che
diventino un’entrata certa per gli Enti. Si dà atto con favore della decisione del
Governo di destinare con la legge di bilancio 2019 e con il decreto crescita ingenti
risorse a favore dei piccoli Comuni da destinare ad investimenti strutturali.
5-Trasformare l’estensione territoriale da punto di debolezza a punto di
forza per lo sviluppo green del futuro
I piccoli Comuni subiscono anche un gap culturale per essere identificati tutti
genericamente in base alla popolazione. Oggi sono “piccoli” ma qualche decennio
fa non lo erano. In una Italia montana, collinare e rurale sono circa 166.140 kmq
ovvero il 54% di territorio nazionale, di cui i “piccoli” Comuni sono custodi con
tutto ciò che esprime come identità, storia, cultura, tradizioni, tipicità, risorse
naturali e beni comuni. Occorre considerare l’estensione territoriale che
comunque sono chiamati ad amministrare, anche nella ripartizione del fondo di
solidarietà comunale. È assolutamente necessario rivedere i criteri di
ripartizione dei fondi statali, attualmente parametrati solo sugli abitanti.
L’estensione territoriale è un fattore che non può essere non considerato nella
ripartizione delle risorse.
6-Sbloccare la Legge Piccoli Comuni
La legge ha rappresentato un passaggio assolutamente inedito ed a lungo atteso
nel nostro ordinamento. I principi in essa contenuti ed affermati con forza devono
essere attuati rimuovendo quanto prima le difficoltà che ad oggi ne impediscono
la piena attuazione, semplificando le farraginose procedure previste per
l’erogazione dei contributi, ad esempio abrogando l’art. 1 che ad oggi resta il
primo passaggio da compiere, per giungere all’erogazione degli stanziamenti che
debbono essere adeguati alla portata della stessa legge.
C – INDENNITA’ DI RESPONSABILITA’
Restituire Dignità agli Amministratori Locali: “indennità in rapporto alle
responsabilità”
La funzione di un Amministratore di un piccolo Comune è ormai ridotta al
volontariato civico, ma con responsabilità notevoli. Il rapporto
responsabilità/indennità ma anche lo status complessivo è inversamente
proporzionale, limitando di fatto la dignità dei Sindaci. È necessario intervenire e
prevedere una normativa in materia di “status degli amministratori” più dignitosa
e che tenga conto delle crescenti responsabilità che fanno comunque capo al
Sindaco. Da subito è necessario provvedere all’adeguamento ISTAT previsto per
legge e mai applicato agli emolumenti – fissati 19 anni fa – spettanti agli
amministratori locali e non prevedere la decurtazione del 50% delle indennità per
gli amministratori dei piccoli Comuni lavoratori dipendenti. Rispetto agli importi
stabiliti nell’anno 2000, nel tempo è subentrata inoltre una decurtazione del 10%
delle indennità dovuta ad una normativa del 2005. Ma è lo status che
complessivamente va rivisto: permessi, rimborsi spese di missione, oneri
previdenziali e assicurativi, spese legali che, anche in caso di assoluzione, devono
essere anticipate per anni dai diretti interessati.
D – SUPERAMENTO LIMITE DI MANDATO
Superare i limiti di mandato previsti per i Sindaci e rimettere esclusivamente
ai cittadini la volontà di riconfermare o meno il Sindaco uscente. Nei Comuni più
piccoli è a volte difficile, se non impossibile, trovare candidati a ricoprire la carica
di primo cittadino. Per questi motivi è quanto mai opportuno prevedere
l’abolizione dei vincoli di mandato per i Comuni fino a 5.000 abitanti e consentire
un terzo mandato per i Comuni fino a 15.000 abitanti.

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