Piccoli Comuni, contabilità economico-patrimoniale
nel decreto crescita

Piccoli Comuni, contabilità economico-patrimoniale </br>nel decreto crescita

Sarà il dl n.34/2019, all’esame del Senato, il veicolo normativo prescelto dal governo per ospitare in fase di conversione lo slittamento al 2020 (ma c’ è anche la concreta possibilità che la proroga arrivi al 2021) delle nuove regole contabili negli enti sotto i 5.000 abitanti. L’ annuncio dei viceministri all’economia Laura Castelli e Massimo Garavaglia  fa uscire dal limbo i piccoli comuni che, dopo il via libera al rinvio da parte della Conferenza Stato-città  brancolavano nel buio in assenza di una norma che mettesse nero su bianco l’ impegno assunto dal governo. Malgrado la volontà dell’ esecutivo di trovare una soluzione normativa e i continui solleciti da parte dell’ Anci, il tempo è infatti ampiamente scaduto, tenendo conto che i rendiconti 2018 (in cui applicare la contabilità) dovevano essere approvati entro il 30 aprile scorso. E non è valsa a tranquillizzare i sindaci la rassicurazione del sottosegretario al ministero dell’ interno Stefano Candiani sul fatto che, in attesa dell’ ufficializzazione della proroga, i prefetti non sarebbero intervenuti con le diffide che preludono al commissariamento. Per questo l’ Anci è tornata a chiedere di non sanzionare quei comuni di piccole dimensioni che, facendo affidamento sulla proroga, hanno proceduto all’ elaborazione dei rendiconti 2018 senza la documentazione relativa alla contabilità economico-patrimoniale. «Sarebbe infatti paradossale che la mancata presentazione dei rendiconti economico-patrimoniali comportasse conseguenze sull’ operatività dei comuni, evidentemente contrarie all’ indirizzo politico, più volte espresso e ormai in fase di recepimento in una norma», ha osservato in una nota l’ Anci.

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