Periferie, ci sono ombre sull’intesa? Allarme Anci per i Comuni in dissesto

Periferie, ci sono ombre sull’intesa? Allarme Anci per i Comuni in dissesto

“Abbiamo una soluzione, il principio è salvo, i fondi sono tutti salvi. Nel prossimo decreto del governo, la prossima settimana, saranno stanziati i fondi nell’arco di un triennio, sulla base delle effettive necessità dei Comuni”. Così il 18 settembre scorso Antonio Decaro, presidente Anci, all’uscita da Palazzo Chigi, dopo due ore di confronto tra la delegazione dei sindaci e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia.
Ora invece quell’accordo sottoscritto dalla nostra Associazione con il Governo rischia di fare acqua in diversi punti. Ecco cosa scrive oggi, 12 novembre, Francesco Pacifico sul quotidiano “Il Mattino“:  “Tagliati nel Milleproroghe nella scorsa estate, il governo – dopo la pressione dei sindaci – ha restituito ai Comuni gli 1,6 miliardi destinati ai bandi per riqualificare le periferie. Ma lo strumento scelto – un prestito non oneroso a Cassa depositi e prestiti – potrebbe tenere fuori gli enti più deboli e indebitati: cioè quelli in dissesto o predissesto, che non possono accedere al sistema del credito per avere le anticipazioni. Infatti in queste ore l’Anci e l’esecutivo stanno studiando un emendamento per superare il problema”.

Come è noto dopo il blocco dei fondi, Anci è stata costretta a minacciare di bloccare i lavori della Conferenza Stato-città, paralizzando una parte importante dell’ attività amministrativa del Paese.  E l’intesa di settembre sembrava mettere una parola fine al braccio di ferro. Invece, oltre alla falla sui comuni in pre-dissesto,  Chiara Saraceno, sulla Voce.info, ne segnala altre.
In primo luogo, per quanto riguarda i tempi di stanziamento soprattutto per il 2019, ha scoperto che «la disponibilità teorica (in base allo stanziamento originario) è di 530 milioni di euro, ma si dice che l’ importo complessivo dei rimborsi tenendo conto degli attuali cronoprogrammi trasmessi dagli enti, non potrà superare entro il 2019 i 450 milioni di euro». Mancano all’ appello circa 80 milioni. Sempre la Saraceno, per quanto riguarda gli stanziamenti, ha anche aggiunto che «non vi sarà nessun anticipo del 20 per cento del totale pure previsto dalle convenzioni, che vengono così modificate unilateralmente».

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