Palmieri scrive ad Anci e alla stampa: perché sono contraria alle telecamere

Palmieri scrive ad Anci e alla stampa: perché sono contraria alle telecamere

Ecco la lettera inviata dall’assessore al Comune di Napoli, Annamaria Palmieri, all’Anci e al Corriere del Mezzogiorno sul tema delicato della videosorveglianza negli asilo e nelle scuole dell’infanzia. Un tema che può suscitare riflessione e ulteriori commenti al di là delle posizioni di ognuno.

Nei giorni scorsi l’ amministrazione comunale tramite una lettera indirizzata dal Sindaco al Presidente dell’ Anci ha espresso forti perplessità nei confronti dell’ emendamento che stanzia qualche milione di euro per istallare sistemi di videosorveglianza in tutte le aule di nidi e scuole dell’ infanzia d’ Italia. Non diversamente hanno espresso contrarietà altri Comuni, l’ Andis, le sigle sindacali, molti pedagogisti, e non perché qualcuno ritenga trascurabile il tema della sicurezza dei minori, o non abbia a cuore le sorti di un bimbo maltrattato, ovviamente, ma per l’ evidente ipocrisia di una misura che – parlando in modo demagogico alla “pancia” del Paese – costruisce una “narrazione” che finirà per nuocere alle stesse famiglie che si dice di voler proteggere. Il disagio culturale cresce ancor di più se si guarda alle reazioni: trovo sorprendente che la Gelmini, passata alla storia come il ministro dell’ istruzione che ha tagliato di più, eliminato le compresenze e innalzato il numero degli alunni per classe, oggi approvi l’ idea di dar sicurezza ai piccoli con le telecamere. E sarebbe fin troppo semplice mostrare, conti alla mano, che la copertura finanziaria prevista è irrisoria per le centinaia di migliaia di spazi che si vorrebbe sorvegliare: ma per noi il punto non è questo. Il mezzo è il messaggio, diceva Mc Luhan. E se un luogo pubblico va video-sorvegliato, significa che è un luogo pericoloso, dove può succedere qualcosa di brutto. Vogliamo veicolare il messaggio che la scuola d’ infanzia, a cui ogni mattina milioni di famiglie consegnano spontaneamente i propri figli, è diventato un luogo genericamente pericoloso, di cui non fidarsi? Peraltro, per rispetto della privacy dei minori, nessun uso delle immagini può essere consentito senza un’ indagine: che è quel che accade già oggi, senza bisogno di una legge da cui il patto di fiducia fondativo che lega famiglia e scuola, già malconcio, esce definitivamente incrinato. Sappiamo fin troppo bene che solo investendo in qualità educativa è possibile contrastare i terribili fatti consegnatici dalla cronaca. Ma l’ investimento in qualità e formazione, in personale altamente specializzato (e meglio retribuito) è proprio quello che questo Paese non fa. Metteremo telecamere nelle case di tutti gli italiani per porre fine alle violenze familiari? O negli oratori per contrastare la pedofilia? Il provvedimento è offensivo non solo verso le scuole, ma verso le intelligenze. E non è un caso che nessun Paese del mondo, specie se si guarda a quelli con i sistemi scolastici più evoluti, abbia mai pensato ad una siffatta politica educativa. Se non siamo i più furbi di tutti, forse converrà riflettere prima di apparire i più miopi.

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