Norme contro il degrado, in campo i prefetti. Anci protesta con il governo

Norme contro il degrado, in campo i prefetti. Anci protesta con il governo

Scatta l’ azione dei prefetti contro abusivi, spacciatori e balordi. Sollecitata dal ministro dell’ Interno, Matteo Salvini, già con una direttiva del 17 aprile, per spingere le autorità provinciali di pubblica sicurezza a intervenire dove i sindaci non hanno agito sul degrado urbano. Per allontanare i soggetti a rischio, denunciati e abituali, nelle zone deteriorate delle città. Il quadro operativo si mette in moto: martedì  7 maggio il direttore generale della Ps, prefetto Franco Gabrielli, ha inviato a tutti i questori – autorità “tecniche” di ps a differenza dei prefetti, autorità “politiche” – una circolare.
Il testo fissa tre princìpi essenziali per le forze di polizia in campo.
Secondo il dipartimento di Ps gli agenti dovranno redigere «un semplice verbale» con «l’ identificazione del soggetto a cui viene intimato di allontanarsi» oltre al luogo dove è stato trovato. Soltanto «in caso di rifiuto di allontanarsi o di ritorno» negli stessi luoghi le forze dell’ ordine dovranno procedere con un’ informativa di reato diretta alla Procura della Repubblica. Il dipartimento Ps ricorda che gli allontanamenti decisi non sono «misure di prevenzione» previste dal codice delle leggi antimafia e raccomanda agli agenti di non rivelare agli interessati i risultati della banca dati Sdi consultata per procedere al verbale. Adesso nelle province interessate dal degrado, come le grandi città, si vedrà l’ esito delle indicazioni del Viminale.
I sindaci, infatti, vengono sostituiti dai prefetti con potere di ordinanza soltanto se i primi cittadini non procedono agli interventi necessari. Nei grandi centri urbani a rischio prefetti, questori e sindaci si stanno confrontando in una dinamica dove si intrecciano rapporti personali e, per i sindaci, anche esigenze politiche. Alcuni passi concreti già sono stati fatti. A Napoli, per esempio, nei giorni scorsi il prefetto Carmela Pagano nel presiedere il comitato provinciale di pubblica sicurezza con i vertici delle forze di polizia ha invitato e incontrato il sindaco Luigi De Magistris per definire un percorso concordato sul degrado.

Anci a Salvini, non vogliamo essere commissariati da nessuno  . “I sindaci non sono distratti, affatto. Ed è curioso che il ministro Salvini, che in base all’accordo sottoscritto tra governo ed enti locali sulle linee guida in materia di sicurezza urbana, avrebbe dovuto affrontare il tema in conferenza Stato Città, a quel tavolo di confronto non si faccia vedere, e nel frattempo non perda occasione per far polemica con noi”, dichiara il presidente Anci, Antonio Decaro. “Vorrei – aggiunge – che il ministro considerasse i sindaci degli alleati, con i quali confrontarsi per arricchire il patrimonio di informazioni e di esperienze da cui dipendono le politiche di sicurezza urbana. Se ci avesse chiamati per affrontare seriamente il problema del degrado urbano nelle città gli avremmo detto che varare zone rosse non risolve il problema, lo sposta altrove. Noi sindaci amministriamo ogni giorno, tra mille difficoltà e non abbiamo bisogno di essere commissariati da nessuno”.

La direttiva inviata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini ai prefetti d’Italia, e per conoscenza al Capo della Polizia, si chiama “Ordinanze e provvedimenti anti degrado e contro le illegalità. Indirizzi operativi”. Nella direttiva del Viminale i prefetti sono invitati ad adottare “ordinanze in funzione anti degrado e contro le illegalità” nelle città italiane, nel caso in cui i sindaci, “con proprio regolamento”, non riescano a raggiungere l’obiettivo della sicurezza urbana, che è “bene pubblico primario”. Secondo il ministro “l’esperienza nei territori ha evidenziato l’esigenza di intervenire con mezzi ulteriori ogni qual volta emerga la necessità di un’azione di sistematico ‘disturbo’ di talune condotte delittuose che destano nella popolazione un crescente allarme sociale”, dalle ‘piazze di spaccio’ all’accattonaggio, dai parcheggiatori abusivi allo spaccio di droga, ad ogni forma di abusivismo “come l’illecita occupazione di immobili pubblici e privati”. “La norma demanda ai Comuni, con proprio regolamento, l’esercizio di tale facoltà, in chiave di prevenzione dei reati e di possibili turbative dell’ordine pubblico” ma, precisa la direttiva, “laddove” l’obiettivo della sicurezza “non sia già stato perseguito si può “giustificare il ricorso ai poteri di ordinanza, funzionali a potenziare l’azione di contrasto al radicamento di fenomenologie di illegalità e di degrado”.
Il ministro dell’Interno fa riferimento espresso “all’ordine di allontanamento” e alle ‘zone rosse’, ovvero “al divieto di accesso” (come il Daspo urbano), che possono trovare applicazione non solo negli ambienti interni e pertinenziali insistenti nelle infrastrutture del trasporto pubblico, ma anche nei luoghi caratterizzati dalla presenza di istituti scolastici e universitari, siti archeologici, monumentali o di valenza culturale, luoghi di rilevante interesse turistico, nonché zone adibite a verde pubblico”. Il ruolo dei prefetti deve essere quello di “rimuovere una oggettiva criticità, concretamente manifestatasi, per il tempo ritenuto strettamente necessario alle esigenze rilevate”.

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