Fisco di vantaggio per il lavoro al Sud. Ecco come e quando si pensa di farlo

Fisco di vantaggio per il lavoro al Sud. Ecco come e quando si pensa di farlo

Il progetto è nella testa del ministro Provenzano da molto tempo: Sud, taglio del 30% per i contributi di tutti i lavoratori. Ma occorrerà vincere le resistenze dell’Unione europea e combattere un’altra battaglia a Bruxelles. Ecco intanto come si pensa che si possa fare.
QUANDO FARLO – Il progetto del ministro Provenzano per tagliare costo del lavoro al Sud si articola in due fasi. Subito quella che si potrebbe definire una “sperimentazione”, tra ottobre e dicembre con un costo di 1,1 miliardi, con la necessità di ottenere l’autorizzazione preventiva della Ue.
Poi, usando in parte anche i fondi europei, un progetto pluriennale che teoricamente arriverebbe fino a 2029.

COME FARLO – La riduzione scatterà ad ottobre con un taglio del 30% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro per ogni rapporto di lavoro dipendente la cui sede si trovi al Sud. Sono ovviamente esclusi i premi e i contributi relativi all’assicurazione sul lavoro. L’agevolazione non si applicherà al settore agricolo e ai contratti di lavoro domestico.

QUANTO SI RIDUCE – Il costo del lavoro dell’impresa per ogni dipendente si ridurrebbe in media del 7,5%.
Un taglio del 30% dei contributi a carico del datore del lavoro comporta, secondo il ministero, un taglio del cuneo fiscale e stimabile nell’1,3% del Pil del Mezzogiorno. Per dare il via libera occorre un DCPM entro novembre. L’intervento avrebbe nel 2021 un costo di circa 4 miliardi al netto di effetti fiscali positivi in termini di maggior gettito Ires ed Irpef che ne deriverebbe. In totale oltre 5 miliardi.

I FONDI IN CAMPO – Per il futuro, lo schema si baserebbe sul taglio del 30% fino al 2025, per poi scendere al 20% nel biennio successivo e al 10% nel 20286 2029. Per coprire l’agevolazione il ministero pensa principalmente al programma React Ue, da abbinare all’utilizzo del Fondo sviluppo e coesione e al Fondo di rotazione per il cofinanziamento dei programmi europei. Senza escludere ancora una volta la carta del deficit.

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