Al via il ‘piano Colao’:
sei punti per il rilancio dell’Italia in tre anni

Al via il ‘piano Colao’: </br>sei punti per il rilancio dell’Italia in tre anni

Un piano in sei punti. La  task force guidata dall’ex manager Vodafone Vittorio Colao, il cosiddetto “comitato di esperti in materia economica e sociale” chiamati dal governo Conte li ha racchiusi in un dossier che ha intitolato “Iniziative per il rilancio 2020-2022″ (SCARICA E LEGGI).

In sintesi i sei punti sono questi:
1) Le Imprese e il Lavoro, riconosciuti come motore della ripresa
2) Le Infrastrutture e l’Ambiente, vero volano del rilancio, grazie alla rapida attivazione di investimenti rilevanti per accelerare la velocità e la qualità della ripresa economica
3) Il Turismo, l’Arte e la Cultura, elevati a brand iconico dell’Italia
4) La Pubblica Amministrazione, che deve trasformarsi in alleata di cittadini e imprese
5) L’Istruzione, la Ricerca e le Competenze, fattori chiave per lo sviluppo
6) Gli Individui e le Famiglie, da porre al centro di una società equa e inclusiva.

RESPONSABILITA’ DEL DATORE DI LAVORO – Tra i primi provvedimenti suggeriti: “Escludere il ‘contagio Covid-19’ dalla responsabilità penale del datore di lavoro per le imprese non sanitarie“. Subito dopo “la neutralizzazione fiscale, in modo temporaneo, del costo di interventi organizzativi per l’adozione dei protocolli di sicurezza”. Così come va definito e adottato in tempi rapidi “un codice etico per la Pubblica amministrazione sullo smart working”. Non è da meno il consentire (in deroga temporanea) il rinnovo dei contratti a tempo determinato in scadenza almeno per tutto il 2020.

2 SANATORIE – Nel capitolo “Imprese e lavoro” del Piano Colao.i sono anche due proposte di sanatoria.
La prima riguarda l’emersione del lavoro nero: come prevede il decreto Rilancio, si tratta di arrivare all’emersione del lavoro irregolare in alcuni settori con un mix di premialità (riduzione della contribuzione), paletti (dichiarazione di assenza di lavoro nero) e sanzioni (in caso di dichiarazioni del falso).
Una seconda “voluntary disclosure” riguarda una “regolarizzazione” del contate derivante da redditi non dichiarati con il pagamento di un’imposta sostitutiva e l’obbligo di investimento di una parte dell’ammontare (40-60%) per 5 anni in strumenti di supporto del Paese.

RINVIO TASSE – La task force, inoltre, suggerisce di “rinviare il pagamento dell’imposte sui redditi di giugno-luglio” e di “differire il saldo imposte 2019 e il primo acconto 2020”. Inoltre, sul fronte fiscale viene chiesto di rendere più agevole la compensazione dei debiti con i crediti fiscali, anche con i crediti esigibili verso la Pa.

FONDI SPECIALIZZATI PER LA FORMAZIONE – Incentivare la riqualificazione dei lavoratori e dei disoccupati attraverso fondi specializzati. In particolare, si indicano come soluzione possibili “incentivi alle imprese (ad esempio defiscalizzazione di spese di formazione, riduzione del cuneo), incentivi ai lavoratori, utilizzo di programmi formativi di qualità e un sistema di valutazione della qualità dei programmi di formazione”.

MENO BUROCRAZIA – La task foce individua alcune riforme per semplificare il rapporto con quella che viene definita la ‘burocrazia difensiva’: per esempio, legando la responsabilità dei dirigenti pubblici ai soli risultati della gestione, e prevedere per l’eventuale “danno erariale un premio assicurativo pagato dall’amministrazione”.  Altre misure “anti-burocrazia” sono previste nell’ampliamento degli ambiti di autocertificazione e dei meccanismi di silenzio assenso, accompagnato da certezza dei tempi e da maggiori controlli.

PIU’ AREE VERDI – Un piano di investimento per “aumentare e preservare le aree verdi, il territorio e gli ecosistemi nazionali” e allo stesso tempo “contrastare il consumo di suolo e il conseguente dissesto idrogeologico”. Si prevede anche l’obiettivo di favorire l’attivazione di progetti di economia circolare. Il piano indica anche la necessità di incentivare il rinnovo del parco mezzi del Trasporto Pubblico Locale con mezzi a basso impatto ambientale.

LE DUE PROPOSTE PER LA FAMIGLIA – La prima riguarda gli asili nido: si propone di raggiungere “in 3 anni il 60% dei bambini ed eliminando le differenze territoriali tra Centro, Nord e Mezzogiorno”. Attualmente la disponibilità di posti nei nidi non supera il 25% del totale ed è fortemente sperequata sul territorio: in particolare, nelle regioni meridionali i posti disponibili coprono solo il 10%. Si chiede inoltre un’organizzazione dei servizi “con orari flessibili e aperture anche nei giorni festivi in modo da garantirne la dovuta flessibilità nell’utilizzo”.
Per andare incontro alle famiglie, la task force individua un provvedimento che porta a razionalizzare “il sistema dei
trasferimenti monetari alle famiglie in direzione di misure che accompagnino la crescita dei bambini fino alla maggiore età, attraverso l’introduzione di un assegno unico variabile in base al reddito familiare che assorba le detrazioni fiscali per i figli a carico, l’assegno al nucleo familiare, il bonus bebè, l’assegno al terzo figlio”.

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