Il presidente Tuccillo: «Perché l’esempio di Vassallo riguarda tutti noi»

Il presidente Tuccillo: «Perché l’esempio di Vassallo riguarda tutti noi»

Ecco l’intervento che il presidente di Anci Campania, Domenico Tuccillo, ha svolto dal palco del Teatro San Carlo di Napoli, in occasione della manifestazione voluta da Fondazione Angelo Vassallo, Anci e Comune di Napoli, per ricordare la figura del «sindaco pescatore» di Pollica Acciaroli ucciso il 5 settembre del 2010 in un agguato ancora oggi avvolto nel mistero.

 

Ciò che ci piace richiamare qui è il volto di Angelo Vassallo liberato e depurato da tutte le incrostazioni legate alla sua tragica fine.
Ciò che ci piace richiamare è il volto di un «eroe della normalità», di un amministratore che ama il suo territorio e che si pone semplicemente, umanamente, al servizio della propria comunità.
Se essere sindaci oggi, infatti, è un esercizio di ordinario eroismo, se essere sindaci oggi significa esporsi con una certa dose di temerarietà se non di follia, all’impresa quasi impossibile del governo delle nostre comunità, se essere sindaci significa dover assumere sulle proprie spalle tutto il peso dell’incombenza e della responsabilità che dallo Stato centrale vengono scaricate sulle Amministrazioni locai senza che queste siano dotate dei mezzi e degli strumenti per farvi fronte, se essere sindaci, infine, significa essere in prima linea, tutti i giorni, per far fronte ai problemi e ai bisogni dei propri cittadini, per rispondere alle domande o all’appello disperato di chi non sa a chi altro rivolgersi, per un aiuto o un sostegno, se non al proprio sindaco, di chi non sa su chi altri scagliare la propria rabbia, se non contro il proprio sindaco, se tutto ciò costituisce la condizione difficile, quasi disperata, nella quale oggi si svolge il nostro lavoro, questa semplice e dura verità vale ancora di più quando un sindaco, come appunto Angelo Vassallo, assume su di sé anche quella che chiamerei una «funzione pedagogica» verso la propria comunità.
La funzione cioè di chi testimonia, non con la retorica e la vuota declamazione, ma con il proprio esempio, che essere sindaco significa essere integralmente al servizio degli altri, significa amare e porsi a protezione del proprio territorio, significa spiegare e all’occorrenza pretendere da chi ti circonda, siano essi consiglieri comunali o semplici cittadini, che il bene personale non può essere anteposto al bene collettivo, che il rispetto della legge è un limite invalicabile rispetto alla pur legittime aspettative e bisogni dei singoli, che l’impunità di fronte alle violazioni e alle deturpazioni di ciò che appartiene a tutti noi, e quindi a ciascuno di noi, è una pretesa inaccettabile.
Assumere su di sé questa funzione pedagogica, come l’ha assunta Angelo Vassallo, può consegnare un sindaco, specie dalle nostre parti, a una condizione di profonda solitudine, di isolamento rispetto alle abitudini e ai valori o disvalori consolidati all’interno delle nostre comunità.
Ma se condotta con coraggio e con equilibrio, con quel coraggio e equilibrio che ben conosce chi, come Angelo, ama il mare e sa navigare nelle sue tempeste senza farsene travolgere, allora una scintilla può accendersi e intorno a essa può crescere un senso di comunità, uno spirito di civismo, che è il più grande deficit che pesa sulla storia del nostro sventurato Mezzogiorno d’Italia, il vuoto più devastante che genera quella separatezza e quella frattura che da sempre hanno segnato il cammino delle popolazioni del Sud nel rapporto tra Stato e società, tra bene pubblico e bene privato.

Eppure è proprio dalle più profonde lacerazioni che a volte può nascere la consapevolezza migliore delle cose e la speranza di ricomporre, in un nuovo equilibrio, le proprie tensioni vitali, il rapporto tra bisogno e diritti, l’orizzonte della vita privata dentro la prospettiva di un destino comune. Per dirla con un poeta, è proprio dove il suolo è più arido che la vita può fecondare meglio, è «nel terreno bruciato dal salino» che, più che altrove, può essere trapiantato e può splendere la luce del girasole.
E oggi che siamo qui a ricordare Anelo Vassallo possiamo dire che noi sindaci, nelle lunghe giornate costellate di mille asperità e talvolta di infinita solitudine, nel duro lavoro di un terreno sempre difficile e talora ostile da coltivare, egli rappresenta il manifestarsi di un barlume persistente di luce, un esempio di dedizione, il fiorire caparbio, nella terra bellissima e sofferente, dell’ostinato girasole.

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